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ANCHE I GRILLI PARLANTI TENGONO FAMIGLIA

Anche i grilli parlanti tengono famiglia. Il moralismo è spesso la maschera migliore per nascondere vizi privati che rendono simile l’Italia dalle Alpi alla Sicilia. Uno dei più solerti fustigatori della seconda repubblica, sempre pronto ad alzare il ditino da primo della classe per dispensare perle di saggezza politicamente corrette è certamente il deputato mantovano Bruno Tabacci. Instancabile, da anni denuncia via etere “le magagne della Casta, il biliderismo muscolare, la mancanza di etica in politica e il conflitto di interessi che rende l’Italia simile ai paesi sudamericani se non alla Russia di Putin”. Residuo ben conservato della vecchia partitocrazia primo repubblicana, Tabacci palesa una certa attitudine al cambio di casacca. Negli ultimi due anni è uscito dall’Udc per fondare la Rosa Bianca cavalcando la questione morale (“su Cuffaro e Cesa Casini sbaglia, disse alla Stampa”), salvo rientrare giusto in tempo per farsi assicurare la rielezione in parlamento proprio grazie ai voti di quei personaggi “scomodi” che un quarto d’ora prima aveva denunciato. Abbandonata precocemente la battaglia anticasta, Tabacci decise di trasferirsi nell’Api di Rutelli. Nonostante il continuo girovagare, non ha però mai perso la vena polemica e moraleggiante che gli costò il poco lusinghiero appellativo di “grillo parlante” affibbiatogli da Casini in occasione del congresso dello scudocrociato del 2005 quando, in coppia con Follini, fantasticava nuovi e improbabili scenari politici (Berlusconi e Prodi? “Simul stabunt e simul cadent…”). L’uomo nutre una certa considerazione di sé nonostante le continue batoste elettorali. Candidatosi al Comune di Milano alle scorse elezioni comunali riuscì a risultare non eletto prendendo solo un migliaio di voti. Ma per Tabacci il consenso è un elemento trascurabile della politica. Più attento a curare rapporti con le élite economiche, produttive e bancarie del Paese, Tabacci è scivolato nel più classico dei clichè che accompagnano l’uomo politico italico: il familismo amorale. E’ di oggi la notizia, riportata su “Il Fatto Quotidiano”, che il gruppo Ligresti annovera tra i suoi consiglieri anche Simone Tabacci,figlio del più famoso Bruno. Nulla di male, per carità. Soltanto che, tanto per restare in tema di etica e opportunità, forse sarebbe corretto evitare commistioni di interessi tra i politici e i grandi gruppi economici. Perché, come dice Tabacci, “i conflitti di interesse minano il tessuto connettivo del nostro Paese”. O almeno, lo minano fino a quando non mi assumono il figlio.

 
Francesco Maria Toscano

Pubblicato il 26/1/2011 alle 14.53 nella rubrica Asmodeo & co..

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