Blog: http://cosiparlocaiazza.ilcannocchiale.it

CESA LA QUALUNQUE

Casini ha annunciato la nascita di un nuovo partito entro la fine dell’anno ma nessuno lo ha preso sul serio. D’altronde ripete lo stesso ritornello da almeno 2 anni, da quando cioè lanciò una fantomatica costituente di centro che avrebbe dovuto ridare un tetto a tutti “gli uomini di buonsenso che intendono porre un argine al crescente e pericoloso fenomeno dell’antipolitica alimentato a destra dalla Lega e a sinistra da Grillo e Di Pietro”. Ad oggi non si registrano folle oceaniche eccitate dalla brillante intuizione della sempreverde speranza emiliana del centrismo italiano, ma, cristianamente, è bene non mettere limiti alla Provvidenza. Di sicuro però Casini si è perso per strada uno dei più grandi fautori dell’articolato progetto  che avrebbe dovuto in teoria scomporre il quadro politico e ridare fiato alle mai sopite tentazione terziste. Mi riferisco, nel caso, al lucido Tabacci che, dopo aver trascorso un lustro a tentare di convincere Casini ad abbandonare Berlusconi, ha deciso a sua volta di lasciarlo non appena raggiunto lo scopo tanto agognato. Misteri della somma perspicacia. Non è sempre facile infatti  cogliere le sottigliezze politiciste dei pochi vecchi democristiani rimasti al centro della scena, i quali paiono oggettivamente fare molta fatica a raccapezzarsi con la modernità. Tuttavia, nonostante qualche intoppo, Pier si dichiara certo e risoluto nel voler offrire agli italiani una nuovo partito, il Partito della nazione, in grado di “ricucire l’Italia”. Ora, non è per mancanza di fiducia ma, per dirla tutta, è lecito nutrire qualche dubbio sulla bontà dell’iniziativa di Casini. Eh sì, perché se il nuovo partito personale dell’ex Presidente della Camera dovesse ricalcare anche solo un quinto dei tanti difetti  che ammorbano l’Udc odierno, il nuovo partito nascerebbe già vecchissimo. Casini, si sa, sogna una società fondata sul merito. Ma nel caso in cui dovesse applicare alla vita pubblica l’idea di “merito” che persegue all’interno del suo partitino, staremmo freschi. A partire dalla selezione della classe dirigente. I ras dell’Udc meridionali, ex vicesegretario nazionale Cuffaro in testa, si sono ad esempio negli anni distinti per l’impressionante numero di processi per mafia che li hanno visti coinvolti. I casi di familismo amorale nell’Udc, poi, sono all’ordine del giorno e non risparmiano neppure le nuove generazioni. Basti pensare come persino la scelta dei responsabili giovanili nazionali dello scudocrociato rispondano a logiche compensatorie e nepotistiche che nulla hanno a che vedere con la passione, il merito o la militanza. Segretario nazionale dell’Udc giovani è stato nominato Giampiero Zinzi, figlio del parlamentare nonché Presidente della Provincia di Caserta Domenico, mentre responsabile nazionale per le politiche giovanili è stato imposto Matteo Tarolli, figlio del più noto Ivo, già parlamentare Udc e intimo dell’ex Presidente di Bankitalia Antonio Fazio. Magari si riveleranno dei fenomeni ma per adesso l’unico merito acclarato  che sembrano poter vantare è quello di essere nati in un contesto privilegiato. Ma il meglio deve ancora venire. Pur tralasciando le ombre di collusioni mafiose che aleggiano su alcuni dirigenti di quel partito; pur chiudendo un occhio sul vizietto diffuso di scambiare i movimenti giovanili per degli impropri uffici di collocamento adibiti ad uso e consumo della Casta; pur senza scandalizzarsi per i “fortunati” affari in campo edilizio che videro Casini protagonista nel recente passato come testimoniato da una inchiesta dell’Espresso, resta comunque un ultimo punto, grande come un macigno difficilmente aggirabile e che risponde al nome di Lorenzo Cesa, segretario nazionale Udc imposto da Casini. Quali grandi qualità  lo abbiano aiutato nella sua strabiliante carriera politica non è dato saperlo né pare semplice intuirlo. Oratore improbabile, Cesa si è distinto negli anni per aver proposto l’aumento delle indennità per i parlamentari all’indomani dello scandalo a luci rosse che coinvolse l’ex onorevole Udc Mele. Un’idea geniale, volta alleviare la solitudine di alcuni poveri parlamentari costretti a vivere lontani da casa e perciò a supportare spese ingenti per allietarsi le notti romane. Ma il Parlamento, purtroppo, non colse lo spirito filantropico ed epicureo della proposta, e la brillante idea di Cesa cadde ingiustamente nel vuoto. Nonostante sia opinione comunemente accettata che i politici della seconda Repubblica siano mediamente meno colti dei loro predecessori, Cesa è un prodotto della prima Repubblica. Ma nell’anciene regime non ricopriva incarichi di grande prestigio e di lui si ricorda prevalentemente una brutta vicenda giudiziaria riguardante un presunto giro tangenti. Condannato, insieme all’ex ministro Prandini, in primo grado nel Giugno del 2001 a 3 anni e 3 mesi di reclusione, Cesa si salvò per un cavillo in Appello grazie ad una provvidenziale intervenuta prescrizione. In epoca recente Cesa risulterà coinvolto e successivamente archiviato nell’inchiesta denominata Poseidone, insieme al già compagno di partito onorevole Pino Galati, avocata all’ex pm de Magistris e riguardante il sistema della depurazione in Calabria. Galati risulta però oggi indagato dalla procura di Salerno in merito ad  un paventato complotto volto, secondo i magistrati, ad insabbiare un’inchiesta scomoda come quella in oggetto. Ma in un’epoca come la nostra, drogata da un surreale capovolgimento concettuale del sacrosanto principio del garantismo giudiziario, corrente di pensiero elaborata in teoria con l’intento di proteggere i più deboli da possibili soprusi e abusi di potere, ma trasformatasi in realtà in pretesa di impunità per i potenti, i trascorsi giudiziari finiscono con l’essere poco rilevanti. Ma l’impreparazione, quella no, non si può nascondere  e rappresenta la massima espressione di vera antipolitica, intesa come offesa alla funzione. Perché per riabilitare la politica agli occhi dei cittadini, oltre ad una riscoperta della pubblica moralità, va incentivato e premiato lo studio e il merito, quello vero, e non inteso secondo l’accezione casiniana. Un tempo ci si dedicava alla vita pubblica solo se culturalmente attrezzati. Oggi, scomparso il concetto di pudore, pretendono di fare opinione personaggi che non solo non ne hanno una, ma che fanno fatica persino a leggere quelle scritte da un altro. Chissà perché ogni volta che vedo Cesa a reti unificate leggere con fare incerto un foglietto nel quale condanna “la guera e chiede incentivi per la famiglia”, mi viene il dubbio che, in realtà, di altro non si tratti se non di una brillante imitazione del fortunato personaggio inventato da Antonio Albanese. E allora, se così è, viva l’Italia di Ce…tto, Cetto La Qualunque.



Francesco Toscano

 

Pubblicato il 7/5/2010 alle 18.54 nella rubrica Asmodeo & co..

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web