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PROFONDO NORD

Non c'è più la Lega di una volta. Se persino il movimento fondato da Umberto Bossi ha interiorizzato il concetto di impunità per i potenti siamo veramente alla frutta. In relazione allo scandalo che ha investito il ministro per lo Sviluppo economico Scajola, pure i leghisti si sono rifugiati dietro frasi vuote e di circostanza che mascherano a fatica un evidente  imbarazzo. Maroni e Calderoli si sono detti certi della limpidezza della condotta del ministro ligure, il quale peraltro non è nuovo alle figuracce. Trattasi dello stesso ministro infatti che fu costretto nel 2003 a dimettersi in relazione ad un incauto giudizio espresso nei confronti del professor Biagi, vittima delle Br. "E' un rompicoglioni" disse di Biagi lo sventurato. Scajola ha dichiarato che oggi, a differenza di allora, non rassegnerà le sue dimissioni. E perché mai dovrebbe dimettersi poverino? Solo perché una miriade di testimoni hanno dichiarato, in maniera precisa e convergente, che l'acquisto di un immobile da parte di Scajola sito in Roma con vista Colosseo, di quasi 200 metri quadri, per la modica cifra di 610 mila euro, è frutto di alcune manovre che poco si addicono ad un ministro della Repubblica? Scajola invece resiste incollato alla sua poltrona. Coadiuvato pure dai puri leghisti i quali, sempre verdi come il mitico Hulk, hanno negli anni cambiato in pieno filosofia e prassi. Come sono lontani i tempi in cui i padani occupavano fieri il Parlamento degli inquisiti armati di quel cappio, sventolato dal celtico Orsenigo, che avrebbe dovuto regolare una volta e per tutte i conti con una classe dirigente di ladri che ingrassano affamando i popoli laboriosi e onesti del profondo nord. Il buon Orsenigo è soltanto uno sbiadito ricordo, relegato nell’angolo buio della storia leghista alla voce folklore. Ma un ricordo lontano è pure il Bossi delle origini. Quello che apostrofava delicatamente Berlusconi, all’indomani della rottura del 1994, come “Berluskaz” o peggio “il mafioso di Arcore”. Lo stesso leader che invitava il nord a resistere, come ricordano David Parenzo e Davide Romano in “Romanzo Padano”, onde evitare di consegnare il Paese, all’indomani della rovinosa caduta della prima Repubblica, a forze oscure e ben peggiori persino dell’odiato Caf , genericamente individuate ne “i fascisti, cosa nostra e la P2”. Che fine ha fatto il Bossi che, per nulla scalfito dalla condanna a 6 mesi per il caso Enimont, sosteneva che la Lega ce l’aveva “duro, duroooooooo”. Si sa, con l’età anche la potenza sessuale scema. E oggi, forse, anche alla Lega potrebbe tornare utile qualche pasticca di Viagra. Finita l’epoca romantica ed eroica delle origini la Lega si è imborghesita, risultando via via sempre meno sensibile agli scandali di palazzo. Pur vantando una classe dirigente giovane e mediamente poco chiacchierata, anche la Lega è recentemente incappata in qualche errore, come quello della banca Credieuronord. Avventura finanziaria che si rivelò un totale fallimento nonostante l’intervento benevolo di un prontamente rivalutato Antonio Fazio, già capo di Bankitalia in uno dei periodi più neri della storia del nostro Paese. “Come si cambia per non morire…”, cantava Fiorella Mannoia. Sarebbe un inno perfetto per la Lega di oggi. E così persino Scajola può dormire sonni tranquilli, diluendo le odierne amarezze di fronte al magnifico panorama del Colosseo all’imbrunire. Tranquillo, ministro. I gladiatori non ci sono più. E Orsenigo è sempre più lontano.

 
Francesco Toscano
 
 

Pubblicato il 3/5/2010 alle 18.54 nella rubrica Asmodeo & co..

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