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cosiparlocaiazza
Per quelli che... Apicella non è solo un menestrello

NOVITA' IN LIBRERIA!

Il 19 Gennaio il Corriere della Sera ha dedicato pagina 14 alle intercettazioni del sig. Caiazza che rivolgendosi ad alcuni dirigenti di IdV definiva Di Pietro un delinquente. Ora, il Caiazza non è un personaggio pubblico. Potrebbe essere il panettiere Gino o il barbiere Paoletto. Più o meno nelle stesse ore veniva diffusa (anzi, censurata) la notizia che il Riesame aveva confermato l’ordinanza di sequestro disposta da Apicella & co. nei confronti della procura di Catanzaro che da mesi rifiutava di trasmettere gli atti delle inchieste Why not e Poseidone di De Magistris (ovviamente, anch’egli trasferito). Ma di questo fatto nessun organo di disinformazione ha parlato. Apicella e i pm della procura di Salerno, come è noto, sono stati sanzionati dalla disciplinare del Csm nonostante il Riesame, unico giudice competente a pronunciarsi, avesse deciso nel senso della correttezza. Puniti per aver fatto il loro dovere di giudici, dunque. Nelle stesse ore, il Corriere, per non essere da meno, puniva Carlo Vulpio, cronachista della giudiziaria, reo di aver raccontato la trama del bestseller “Catanzaro-Salerno solo andata” (come lo chiama il muscolarista FT). Questo blog tributa, dunque, il degno riconoscimento alla chiara fama di Caiazza, asceso alla ribalta delle cronache nazionali per nessun motivo.

POLITICA
12 luglio 2009
FRANCESCO TOSCANO A CANALE ITALIA
Domani Lunedì 13 Luglio, dalle ore 6 alle ore 8 del mattino, Francesco Toscano sarà ospite della trasmissione "Notizie Oggi" in onda su Canale Italia, rete a diffusione nazionale visibile anche sul satellite al numero 883 della piattaforma Sky. Si parla di politica e cultura.

Il Moderatore
POLITICA
14 giugno 2009
8 LUGLIO: TUTTI A ROMA
Anche i "caiazza's" aderiscono all'iniziativa indetta dal nuovo quotidiano "Il Fatto" di Travaglio e Padellaro in difesa della libertà di informazione. Quindi, contro la pratica attuazione del piano della P2 che mirava a controllare l'informazione, ci vediamo tutti a Roma, l'8 Luglio, per una "notte bianca" in difesa della civiltà.

P.S Forse, ma non è ancora sicuro, viene pure Il Coyote...


IL MODERATORE
POLITICA
13 giugno 2009
GRAZIE, CARLO
 Carlo Vulpio nel suo ultimo pezzo pubblicato sul suo sito (www.carlovulpio.it) e ripreso da svariati organi di informazione, compreso "Micromega", (http://speciale-elezioni-europee-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it) ha voluto gratificarmi riportando una frase di un mio messaggio,inviatogli di getto in prossimità del responso delle elezioni europee, che definiva la sua campagna elettorale "eroica e in solitaria". Un gesto, semplice e nobile nello stesso tempo, che testimonia la rara generosità, anche intellettuale, di un uomo evidentemente poco avvezzo alle etichette. Carlo, grazie di cuore. Nel pensarti, chissà perchè, mi ritorna in mente uno straordinario aforisma di Oscar Wilde che diceva più o meno così:" ogni volta che qualcuno mi dà ragione, mi domando dove ho sbagliato".

Con affetto e stima,

Francesco Toscano
POLITICA
23 maggio 2009
CARLO VULPIO DOMENICA 24 A ROMA
Domani, Domenica 24 Maggio, si terrà a Roma alle ore 19.30 presso il locale "Squisito", in via Lucullo 22, un interessante dibattito sulla libertà di informazione. Partecipa, tra gli altri, il giornalista del Corriere della Sera Carlo Vulpio. Chi fosse interessato può mandare una e-mail all'indirizzo: evento.giornalismo@gmail.com.

Il Moderatore

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diritti
18 maggio 2009
L'INGANNO

Ci hanno fatto credere che era giusto che ci realizzassimo nel mondo del lavoro, che intraprendessimo una bella carriera, mettendo da parte per questo la famiglia e posticipando l’età in cui avere figli (tanto ormai si possono concepire figli fino a quarant’anni….dicono), per autoliberarci e rivalerci di secoli passati nella sudditanza e nell’ignoranza tra le mura domestiche. E le giovani donne d’oggi, prontamente, hanno reagito a questo stimolo e intimo desiderio. Si sono laureate, dopo la laurea hanno svolto un master (perché ormai la laurea non basta più….dicono) e hanno seguito uno o più stage, (perché ci vuole esperienza…..dicono) tra l'altro neppure facile a trovarsi visto che ti fanno quasi una cortesia a prenderti. Come se non lavorassi gratis per loro! Paradossi dell’epoca moderna, ormai la regola infatti non è più lavorare per essere pagati ma bensì lavorare per non essere pagati. Dopo vari anni, dunque, passati a svolgere una faticosa “gavetta” per ottenere i giusti meriti, saremo state ripagate direte voi? Macché, l’unica cosa che siamo riuscite ad ottenere, quando possibile, è stato un misero contratto a progetto, ma questa è condizione comune ribatterete giustamente voi, certo, ma per una donna è ancora più penalizzante e limitante avere un contratto di questo tipo perché non prevede una serie di agevolazioni irrinunciabili per chi decide di avere figli, e puntualmente deve per questo rinunciare al lavoro, perché o non gli viene rinnovato il contratto, o perché è costretta a lasciarlo non potendo godere di servizi e agevolazioni che le permettano di conciliare lavoro e famiglia ….altro che una brillante carriera! Per cui chi aveva deciso di realizzarsi sul lavoro prima di metter su famiglia, si ritrova passati i trent’anni e vicina ai quaranta ancora senza la posizione lavorativa che si era aspettata, e che le avevano fatto credere di poter raggiungere, e senza più quelle tutele fondamentali a sostegno della famiglia. Costretta ancora a rimandare l’appuntamento ed il desiderio di maternità per ritrovarsi a sperare che qualcuno le riconosca i diritti che merita e che le sono stati scippati. La verità è che ci hanno ingannate, ci hanno fatto credere che bastava poco per raggiungere le tanto decantate “pari opportunità”, ma così non è stato. La realtà è ben diversa e ci costringe ancora una volta a lottare per ottenere che ci venga concesso il “diritto” di essere come siamo: diverse.



Viviana Frisina


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POLITICA
11 maggio 2009
RIPENSARE IL CAPITALISMO GLOBALE
L'ultimo trentennio di sfrenate politiche neoliberiste ha prodotto soltanto macerie  e povertà. Il gap tra nord e sud del mondo aumenta pericolosamente ed anche all'interno del cosidetto "primo mondo", quello ricco e industrializzato, la forbice della disuguaglianza si allarga. Si fa concreto lo spettro della miseria anche per quella parte di società, definita classe media, che fino a pochi anni fa viveva viveva in condizioni di relativa tranquillità. Cosa è accaduto? In sintesi è successo che una piccola èlite di ricchi non si è più accontata di vivere semplicemente nell'agio, ma ha preteso di vivere nel lusso più sfrenato. E siccome i beni e le risorse sono finite, per realizzare questo piano economico criminale su scala mondiale si è reso indispensabile affamare e precarizzare le masse. Soltanto attraverso la scientifica creazione di nuove masse di straccioni senza diritti, infatti, i moderni "patrizi" possono garantirsi ricchezze e privilegi smisurati. In sostanza, un ritorno al fenomeno della "schiavitù" realizzato però in forme più raffinate. I bracci armati, operanti in concreto, capaci di disarticolare quella solidarietà orizzontale tra  lavoratori e salariati che aveva in passato fatto da argine alla completa affermazione della brutalità della "classe padronale" desiderosa di soggiagare le masse, sono individuabili in alcuni ben precisi organismi economici sovranazionali: Wto e Banca mondiale in primis, con la complice collaborazione dei singoli governi nazionali sia di "fintadestra" che di "fintasinistra", ridotti a fantocci. L'ossessione per le politiche di contenimento del deficit che ammorba l'Europa di Mastricht, ad esempio, nasconde obiettivi molto diversi da quelli nobili fintamenti enunciati. Gli euroburocrati al servizio dei padroni, intendono in realtà non tanto promuovere una gestione oculata delle finanze pubbliche, quanto impedire il più possibile che i singoli governi nazionali operino, politicamente e in concreto, per correggere le mostruose devianze che un mercato selvaggio e senza regole necessariamente produce. Con il brillante risultato che oggi, i giovani europei, si trovano a vivere con stipendi da fame e con l'incubo del licenziamento senza garanzie, ma in compenso possono sentirsi gratificati dal fatto che i loro zelanti governi nazionali hanno promosso politiche di "risanamento della finanza pubblica". Complimenti. Un'ultima cosa. Il nostro governo in questi giorni sta rimandando a casa i disperati che si affacciano alle nostre coste. Molti plaudono alla linea della fermezza. Bravi. I plaudenti evitano però di spiegare come mai questa gente è ridotta così. Forse perchè il nostro mitico mondo capitalista, occidentale, industriale e innamorato del libero mercato, riscopre guarda caso il vecchio vizio del protezionismo solo quel tanto che basta per affamare la fragile agricoltura dei paesi del terzo mondo e i suoi sfortunati abitanti.


Francesco Toscano



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POLITICA
9 maggio 2009
REFERENDUM
Il Pd si è schierato per il sì al referendum. Lo stesso ha fatto Berlusconi mentre protestano Lega e Udc. I quesiti referendari intendono promuovere una legge elettorale in grado di dare una definitiva spinta alla cosidetta "bipartitizzazione" della politica italiana. I detrattori invece ritengono che la legge che verrebbe fuori da un'eventuale vittoria del sì sarebbe di gran lunga peggiore di quella attuale, il "porcellum". Franceschini cammina sul solco tracciato da Veltroni, mentre una parte consistente del suo partito che va da D'Alema a Rutelli  pare muoversi in un'altra direzione. Si confrontano due idee, inconciliabili, di Partito Democratico. Una, quella dell'attuale segretario, che persegue il disegno originario di un partito a vocazione maggioritaria in grado da solo di essere maggioranza relativa, per poter così godere di un robusto premio di maggioranza come proposto dai referendari. L'altra, di D'Alema e Rutelli, desiderosa al contrario di lavorare in parlamento per l'approvazione di una legge sul modello tedesco che rompa la camicia di forza bipolare. Naturalmente, non esiste un modello migliore in astratto, e nessun buona legge elettorale garantisce la formazione di buoni governi, specie se mancano in partenza buoni possibili governanti. Di sicuro il Pd deve fare chiarezza al proprio interno, superando gli unanimismi di facciata per darsi un'identità più solida in grado di rimotivare un elettorato disorientato. Il congresso di Ottobre, comunque vadano le europee, sarà un banco di prova decisivo. Semprechè i leader del Pd trovino il coraggio di affrontare le tante questioni che affliggono il partito.


Francesco Toscano

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POLITICA
9 maggio 2009
ACQUA DA TUTTE LE PARTI
L’assotigliamento delle risorse idriche è tale che, secondo l’Ocse, entro il 2030 quasi metà della popolazione mondiale vivrà in zone ad alta tensione per insufficienza di acqua potabile. Oggi, sul nostro pianeta ci sono più di duecento conflitti e lotte interne derivanti dalla scarsità d’acqua, o per una sua non equa distribuzione. Spesso si considera l’acqua, non come una fonte di vita, ma come una merce da lasciare alla libera regolamentazione del mercato sulla quale è possibile fare grandi affari. Assistiamo tutti i giorni ad un fenomeno di progressiva, e a volte latente, privatizzazione. Su “Monde Diplomatique” di qualche anno fa Riccardo Petrella, consigliere alla Commissione Europea, professore all’Università Cattolica di Lovanio e Presidente del Club di Lisbona rilevava tre dinamiche nel futuro di una “nuova conquista dell’acqua”: mercificazione, privatizzazione e integrazione tra tutti i settori, nel quadro della lotta per la sopravvivenza e l’egemonia in seno all’oligopolio mondiale.
La privatizzazione dell’acqua nel Regno Unito è stata, nel passato, l’espressione di una precisa scelta politica del governo Thatcher. In Francia invece ci si basa sul sistema della “gestione delegata” dei servizi alle compagnie private, di gran lunga la più usata nel resto d’Europa. In Canada vi sono stati dei tagli drastici alle spese per le infrastrutture e le municipalità locali sono state costrette ad affidare gli investimenti in materia di acqua alle compagnie private. In Italia, il 5 agosto 2008 l’acqua è stata privatizzata. Un diritto naturale è diventato merce grazie al PDL, alla complicità dell’opposizione e al silenzio dei mezzi di informazione. Lo ha sancito l’articolo 23 bis del decreto legge 112 firmato dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Nonostante il tentativo del governo di far passare la legge in sordina l’inganno è stato svelato tramite il passaparola dei blog e dei forum; Comuni, enti locali, organizzazioni di base, il mondo dell’associazionismo cattolico, intellettuali e scienziati si sono organizzati in un’opposizione popolare, libera ed apartitica, per dire no alla privatizzazione il cui unico risultato è l’aumento dei costi per i fruitori e il peggioramento del livello di servizio; del resto il motto dei privati è: “minimo costo, massimo beneficio economico”. Forti spinte per la privatizzazione sono presenti in Germania, in Irlanda, nei Paesi Bassi. Moltissime le città nel Sud del Mondo in cui da diversi anni tale privatizzazione si è verificata. Caso a parte costituiscono molti Paesi dell’America Latina, ed in particolare l’Uruguay, in cui l’acqua continua a rimanere nelle mani del settore pubblico.
Il Consiglio d’Europa ha enunciato alcuni principi fondamentali per la salvaguardia dell’acqua: “Non c’è vita senza acqua; l’acqua è un bene prezioso, indispensabile a tutte le attività umane.Le disponibilità di acqua dolce non sono inesauribili; è indispensabile preservarle, controllarle, e, se possibile, accrescerle. E ancora - Alterare la qualità dell’acqua significa nuocere alla vita dell’uomo e degli altri esseri viventi che da essa dipendono. La qualità dell’acqua deve essere mantenuta in modo da poter soddisfare le esigenze delle utilizzazioni previste, specialmente per i bisogni della salute pubblica. E infine - Quando l’acqua, dopo essere stata utilizzata, viene restituita all’ambiente naturale, deve essere in condizione da non compromettere i possibili usi dell’ambiente, sia pubblici che privati”.
Una dichiarazione d’intenti che troppe volte è rimasta sulla carta e suona ormai come ipocrita visto che procede senza sosta la “petrolizzazione” e “coca-colizzazione” dell’acqua sotto forma di privatizzazione della sua gestione. Le privatizzazioni dei sevizi idrici, ivi comprese le forme di partnership pubblico-privato, sono modalità contrarie al principio dell’acqua in quanto “bene comune pubblico”, patrimonio universale che appartiene alla vita ed all’ecosistema. Non dovrebbero esserci dei dubbi al riguardo. L’acqua è una fonte di vita insostituibile, e come l’aria deve essere considerata un bene di tutti gli esseri viventi e a nessuno, gruppo o singolo, può essere concesso di appropriarsene come proprietà privata.
Qualunque sia la motivazione - afferma Riccardo Petrella - la privatizzazione non è una soluzione efficace dal punto di vista politico, sociale, economico, ambientale, etico. Non è giustificabile considerare l’acqua come una fonte di profitto. In quanto fonte di vita, l’acqua è un bene patrimoniale che appartiene agli abitanti del pianeta (così come agli organismi viventi). La privatizzazione del petrolio è stata e resta un errore storico fondamentale, che non può essere ripetuto: bisogna impedire la petrolizzazione dell’acqua”.
Alcune stime indicano che nei prossimi anni l’acqua avrà un giro d’affari del valore di centinaia di miliardi di euro. Questa tendenza è legata soprattutto alla privatizzazione della distribuzione che, in particolare in Europa, sta diventando normalità. E questo può portare a trasformare un bene che dovrebbe essere alla portata di tutti, in un prodotto che potrebbe diventare un importante elemento di trattative economiche in un futuro molto vicino.
Se una cosa costa, pensano alla Banca mondiale, nessuno la spreca. Sempre di più dunque, l’acqua assumerà un valore politico ben superiore a quello del petrolio. La privatizzazione non frenerà i consumi e gli sprechi: li renderà ancora più iniqui. Perché il mercato ha le sue regole: occorre vendere sempre di più, e se vendi acqua devi indurre a consumare sempre più acqua.
L’acqua, a differenza del petrolio che si può sostituire con il carbone, è insostituibile. L’acqua è una risorsa strategica, chi la possiede o la controlla, siano essi signori del denaro o i signori della guerra, esercita dominio. Non bisogna permettere oltre questo furto e non bisogna mai dimenticarsi che il diritto all’acqua è la forma più elevata del diritto alla vita.

Emanuele Bellato


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POLITICA
3 maggio 2009
CONTRO ENRICO LETTA
Enrico Letta andrebbe studiato per bene. Per capire cosa un buon politico non dovrebbe mai fare. Enrico Letta è giovane, perlomeno per gli standard italiani, ma si comporta seguendo logiche che erano già vecchie ai tempi dell'imperatore Augusto. Enrico Letta, nipote del più noto Gianni, è colto. Ha scritto infatti un fondamentale saggio dal titolo "come costruire una cattedrale", nel quale sviluppa una tesi geniale: "l'elettorato italiano", dice Letta, "non è bipolare ma tripolare, composto cioè da populisti, progressisti e moderati". Una scoperta destinata a sconvolgere il mondo della politica con la stessa dirompenza con la quale la scoperta della penicillina sconvolse il mondo della medicina. Enrico sta nel Pd ma anche no. Enrico Letta loda Franceschini ma anche Casini. Enrico Letta fa la quinta colonna dell'Udc all'interno del Pd e non prova nessun imbarazzo. Sarà la goventù. Enrico Letta pure oggi esterna il suo mirabile pensiero attraverso le colonne neutre del giornale di Caltagirone, suocero di Casini, "il messaggero". E bacchetta il Pd perchè non deve inseguire Berlusconi e deve guardare all'Udc. Un pensiero rispettabile, per carità. Meno rispettabili sono invece i modi che Letta utilizza per farsi spazio nell'arena politica. Anzichè fare il megafono casiniano del Pd, prestando il fianco un giorno sì e l'altro pure alle strumentalizzazioni dei centristi che non perdono occasione per definire il Pd "un progetto fallito" (tesi peraltro condivisibile), Letta potrebbe dare prova di linearità, coraggio e coerenza, abbandonando il Pd per appoggiare alla luce del sole il disegno di Casini, Cesa e Cuffaro di riporatre in auge la grande palude centrista. Letta, un pò di coraggio, invece di alzare il ditino per fare le tue forbite lezioncine, alza il culo dalla comoda sedia di illustre dirigente del Pd e vai in campo aperto.


Francesco Toscano
POLITICA
1 maggio 2009
ELEMOSINE INTERESSATE
Un rapporto dell'Ocse di qualche tempo fa segnale una preoccupante tendenza che ha colpito il nostro paese. Negli ultimi venti anni, dicono gli esperti, le disuguaglianze in Italia sono aumentate a dismisura, del 33% per la precisione, contro una media del 12% nei paesi Ocse. Crolla il potere di acquisto dei salari, e aumentano di contro rendite e profitti. Come si vede, i diversi colori dei governi alternatesi nel periodo preso in considerazione dallo studio, poco cambiano. Destra o sinistra, i ricchi sguazzano e i poveri affogano. Per mantenere una sorta di pace sociale, nonostante la perfetta riuscita di politiche volte ad affamare le masse, il "partito unico del potere" ha rispolverato trucchi antichi ma sempre efficaci. Il più importante è certamente quello di dare in pasto ai tanti neodisgraziati un nemico immaginario sul quale possano scaricare crescenti odi e sopite frustrazioni. I media di regime sono efficacissimi nel rendere ai padroni tale prezioso servizio. Le mostrificazioni periodiche, ad esempio, dei rumeni, degli albanesi, e di tutti gli emarginati in genere, è un ottimo modo per fornire un bersaglio di comodo in grado di distogliere l'attenzione dai veri responsabili del crescente degrado: ossia la casta. Scatenare guerre tra poveri è decisivo per "il potere". Si disperdeno in tal modo ,infatti, le energie di chi manifesta dissenso, che si annullano in sterili contrapposizioni. In questo modo il cerchio si chiude. Di fronte ad una sud-americanizzazione della nostra società, certificata dal rapporto Ocse che ci informa inoltre sul fatto che in Italia il 10% della popolazione complessiva controlla il 42% della ricchezza totale, esistono precise responsabilità politiche. Nulla avviene per caso. Il capitalismo compassionevole che dopo aver succhiato il sangue al popolo, esercitata la perfidia di volersene ingraziare persino i pensieri attraverso elemosine di stato come la social card, mostra fortunatamente la corda in tutto il mondo. Le elemosine sono parte integrante delle fattispecie predatorie che le classi agiate perpetuano sulla pelle di quelle meno abbienti. Mai più elemosina ma dignità per lavoratori e salariati.


Francesco Toscano
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