.
Annunci online

cosiparlocaiazza
Per quelli che... Apicella non è solo un menestrello

NOVITA' IN LIBRERIA!

Il 19 Gennaio il Corriere della Sera ha dedicato pagina 14 alle intercettazioni del sig. Caiazza che rivolgendosi ad alcuni dirigenti di IdV definiva Di Pietro un delinquente. Ora, il Caiazza non è un personaggio pubblico. Potrebbe essere il panettiere Gino o il barbiere Paoletto. Più o meno nelle stesse ore veniva diffusa (anzi, censurata) la notizia che il Riesame aveva confermato l’ordinanza di sequestro disposta da Apicella & co. nei confronti della procura di Catanzaro che da mesi rifiutava di trasmettere gli atti delle inchieste Why not e Poseidone di De Magistris (ovviamente, anch’egli trasferito). Ma di questo fatto nessun organo di disinformazione ha parlato. Apicella e i pm della procura di Salerno, come è noto, sono stati sanzionati dalla disciplinare del Csm nonostante il Riesame, unico giudice competente a pronunciarsi, avesse deciso nel senso della correttezza. Puniti per aver fatto il loro dovere di giudici, dunque. Nelle stesse ore, il Corriere, per non essere da meno, puniva Carlo Vulpio, cronachista della giudiziaria, reo di aver raccontato la trama del bestseller “Catanzaro-Salerno solo andata” (come lo chiama il muscolarista FT). Questo blog tributa, dunque, il degno riconoscimento alla chiara fama di Caiazza, asceso alla ribalta delle cronache nazionali per nessun motivo.

POLITICA
28 aprile 2010
QUALE QUESTIONE MORALE?

Si fa spesso un gran parlare in Italia di questione morale. Si intende, con tale allocuzione, porre l’accento sulla rispettabilità generale di una classe politica che nel suo complesso non pare garantire standard minimi di onorabilità democratica. E quindi, la questione morale viene sovente brandita come una clava per cambiare assetti politici consolidati o, più sottilmente, per favorire l’indebolimento di alcuni poteri a scapito di altri, magari non rappresentativi. L’operazione denominata Mani pulite che sconvolse l’Italia dei primi anni novanta è un perfetto esempio di ottima riuscita di una rivoluzione fatta, pensata e attuata esclusivamente ad uso e consumo delle diverse élite del Paese. Quelle stesse che sull’onda di una scientifica demolizione del concetto stesso di intervento pubblico nell’economia, sono così riuscite a mettere le mani sui gioielli di Stato trsformandoli da monopoli pubblici in monopoli privati. Mentre prima i partiti rubavano per ridistribuire risorse al fine di garantirsi sacche di consenso clientelare, adesso le nuova razza padrona ruba e basta, senza nemmeno l’incombenza di garantirsi quei consensi dei quali non ha più bisogno. Il grimaldello usato per realizzare un nuovo ordine sociale che ha finito con l’arricchire i già ricchi? La solita questione morale, of course. Sull’altare della quale abbiamo seppellito, senza tristezza, i partiti storici. Ora vorrei essere chiaro su un punto. Non è che i ladri in politica non ci fossero, per carità. Anzi, oggi sono probabilmente mediamente molto più famelici e spregiudicati di quelli che vennero ghigliottinati in anni passati. Il dato centrale è però un altro. E cioè che spesso, in Italia, la verità oggettiva delle cose non interessa nessuno, a meno che non risulti strumentalmente utile per la buona riuscita di un disegno preparato ex ante. Senza contare il dato non trascurabile, poi, che quelli che dovrebbero curare i mali rappresentati da uomini che incarnano anche  fisicamente un verticale abbassamento della pubblica moralità, non sono sempre molto migliori dei soggetti da rieducare. Facciamo qualche esempio, così ci capiamo. I poteri cosiddetti di controllo nei confronti dei governanti sono essenzialmente due e cioè: la libera stampa e la magistratura. Ora, ad un esame obiettivo dello stato di salute di entrambi viene seriamente da preoccuparsi. “Quis custodiet custodes”?, si domandavano i latini. Bella domanda, alla quale dovremmo cercare di dare una risposta pure noi. E allora proviamo a volgere lo sguardo verso quei mondi che dovrebbero sorvegliare i sorveglianti. C’è un caso recentissimo che a mio avviso palesa il contesto in tutta la sua tragicomica gravità. Mi rifersico al caso Why Not  poi degenerato nel surreale scontro tra le procure di Catanzaro e Salerno. Intervenne persino il Presidente della Repubblica Napolitano. Ricordate? Titoloni a reti unificate, commenti corrucciati, cruenti retroscena e sepolcri di ogni risma pronti a stigmatizzare una spettacolo che “mina la fiducia dei cittadini nella giustizia”. Come se ne avessero di fiducia nella giustizia i cittadini. Naturalmente come era evidente fin dal principio a chiunque fosse iscritto al primo anno di Giurisprudenza e non fosse in perfetta mala fede, lo scontro tra procure non era mai esistito. Si trattava di una patetica costruzione mediatica e strumentale, peraltro costata il posto ad alcuni galantuomini come i magistrati Apicella, Nuzzi e Verasani, volta all’occultamento doloso di una amara ovvietà. E cioè che una procura, quella di Salerno, era obbligata per legge ad indagare su un'altra procura, quella di Catanzaro, al fine di capire se avesse fondamento l’ipotesi investigativa riguardante il cosiddetto complotto ai danni di de Magistris al fine di insabbiare le sue inchieste. Ebbene, dopo oltre un anno di indagini i nuovi pm campani, guidati dal magistrato Roberti, sono giunti alle stesse conclusioni dei loro predecessori e hanno notificato l’avviso di conclusioni indagini a magistrati e politici a vario titolo chiamati in causa. Nella speranza che anche la nuova procura non venga annichilita da una sapiente cointeressenza di poteri diversi ma convergenti, è obbligatorio rendere onore alla procura campana che ha dimostrato tanto coraggio. Neppure il freschissimo ricordo della terribile fine toccata a tutti coloro che abbiano tentato di fare luce sul fascicolo Why Not li ha distolti dall’obiettivo di servire solo e soltanto la giustizia e la Costituzione. Un bell’esempio, non c’è che dire. Tutti gli altri invece, tutti quelli cioè che avevano montato il finto scandalo dello scontro tra procure tacciono. La grande stampa, i fini giuristi e i pensosi politologi non hanno più niente da dire. E allora dov’è la questione morale? Interrogativi scomodi, se persino il pm titolare di quelle inchieste, de Magistris, poi entrato in politica, pare oggi esaurire il suo slancio rinnovatore nella vetusta invettiva contro il cattivo Caimano. Anche se a dire il vero, all’epoca, de Magistris fu trasferito dal Csm e non dal Consiglio dei ministri. Acqua passata. Chi ha avuto ha avuto ha avuto chi ha dato ha dato ha dato scurdamuce ‘o passato simme ‘e Napule paisà!

Francesco Toscano 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. giustizia politica stampa why not

permalink | inviato da caiazza il 28/4/2010 alle 19:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
  
Cerca

Feed

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 1 volte